martedì 8 aprile 2014

La notizia del disturbo da selfie è falsa. Tutto il resto è vero e spaventoso.

Un fake che ha tratto in inganno molti, me compreso.
Gli articoli che richiamavano l'attenzione intorno alla patologizzazione da parte dell'APA della tendenza (più o meno cronica) a scattarsi foto e caricarle sui social network (selfie) altro non farebbero che riportare una notizia assolutamente falsa.

L'APA non ha patologizzato la tendenza dei selfie e non ha inventato alcuna scala per decretare la gravità del disturbo.

Le prove della falsità della cosa sono facilmente rintracciabili: basta andare nei siti ufficiale delle APA (American Psychiatric Association e American Psychological Association) e si noteranno alcuni particolari piuttosto eloquenti. Il primo è che le associazioni professionali non si riuniscono e non rivedono il "catalogo" dei disturbi ogni giorno, anzi, generalmente lo fanno ogni cinque anni. Il secondo è abbastanza intuitivo: provate a scrivere "selfie" sulla casella di ricerca dei due siti e vedrete che non troverete assolutamente nulla.


Figlio di poca consapevolezza e della cultura della notizia calda, questo errore altro non è che un'ulteriore prova del fatto che ancora, intorno al concetto di malattia o disturbo mentale, non solo il mondo dei potenziali utenti, ma anche quello dei media, risponde in maniera approssimativa e superficiale.
La cosa ancora più grave è che alla notizia falsa, molti hanno commentato "finalmente", "me ne ero accorto anch'io", "andate tutti a farvi fare una terapia cognitivo-comportamentale", scordando di fatto che se la notizia fosse stata vera, non ci sarebbe stato alcunché da essere contenti.

Tutti si mostrano nella vita reale e digitale come unici, come le pecore nere e come quelli che non si piegano all'omologazione. Paradossalmente nel post successivo del proprio diario Facebook in tanti si sentono sollevati dalla notizia della patologizzazione dei selfie. A quel punto l'APA dovrebbe patologizzare questa tendenza all'incoerenza, e altri ancora a quel punto si sentirebbero compiaciuti. E via, e via.

La questione dei selfie è sicuramente una bufala, ma chi un minimo mastica il linguaggio psichiatrico riconosce l'eccessiva tendenza di un manuale diagnostico come il DSM a creare etichette, a considerare l'individuo come privo di un contesto personale e unico ed a considerare anormali comportamenti lontani dalla normalità, altro concetto di cui ancora oggi continuiamo ad abusare con una leggerezza spaventosa.
L'educazione alla diversità, alla normalità e alle innumerevoli forme che il comportamento umano può assumere rappresenta un tassello, a mio avviso fondamentale, che manca nel repertorio culturale dell'individuo.
Il fantasma della curva normale.  

L'APA non ha patologizzato i selfie, ma la figuraccia di fronte ad una notizia fortunatamente falsa, siamo riusciti a farla ugualmente. I social network troppo spesso si configurano davvero come il muro di un cesso pubblico, dove ognuno scrive quello che vuole o dà aria alla bocca solo perché ne possiede una. Allora mi chiedo, siamo normali?