domenica 25 maggio 2014

I cattivi vincono sempre

I cattivi vincono sempre. Anche all'ultimo secondo.
I buoni, gli outsider, non vincono più, perché li abbiamo fatti vincere troppo tempo nei film, nei libri e nei cartoni animati. Non esiste più la vittoria di rimonta vecchio stile. C'è solo lo strapotere dei muscoli, dell'esagerazione, di chi arriva all'appuntamento decisivo che è già leggenda ed ha fatto in tempo a rimanere sullo stomaco a chi della classe e della sobrietà fa ancora dei valori da accostare all'ambito sportivo.



Cristiano Ronaldo è il cattivo bizzoso che piagnucola finché non segna al 122esimo, a partita finita ed esulta come se avesse segnato il gol decisivo, a rimarcare, come se i diciassette gol non bastassero, che lui è il padrone di quella coppa, al di là della finale. Mostra gli addominali, scivolando dall'abbraccio dei suoi compagni che guardandolo sorridono, come si sorride a uno che "lascialo sfogare".



Nel Backpack mi ero espresso piuttosto apertamente a favore dell'Atletico. Un collettivo, non un gruppo di singoli. Il problema del collettivo è che a toccarne un componente, si sgretolano tutti. Chi tocca te, tocca anche me. E così è stato alla tegolata sul gol del pareggio. L'incapacità alla reazione. La reazione che nei film, nei libri e nei cartoni animati di cui sopra, era il punto focale del film: il discorso negli spogliatoi di Space Jam, di Ogni maledetta domenica, di L'altra sporca ultima meta. Nella realtà invece si crolla, si piange prima del fischio e ci si dispera, perché insieme al tuo collettivo eri sul tetto d'Europa, poi arriva un testone che sul tetto d'Europa rischia di andarci ogni anno e ti manda ai supplementari con la capesa.

Vincono sempre i cattivi, soprattutto se hanno il personaggio misterioso, pacato e solenne alle spalle. Il Carletto che per alcuni porta ancora avanti la bandiera italiana in campo europeo, quando di italiano non rimpiange assolutamente niente, se non forse il colore rosso-nero che però, classifica alla mano, ora gli starebbe troppo stretto.

Vincono i cattivi, perché non possono permettersi di perdere. Come il PD oggi alle urne.
I buoni perdono e guarda un po' c'hanno sempre un tocco di rosso.