venerdì 24 ottobre 2014

Spaesae Carrellus



Ho sempre ammirato i carrelli. Quelli del supermercato: sono così buoni, mansueti. Se li spingi in una direzione sono accomodanti e affabili.
I carrelli della spesa sono delle specie di gnu, antilopi, o comunque mammiferi che brucano tra le corsie. . Devono accumulare cose ed arrivare in fondo! Lo so che non hanno una vita propria eh, figuriamoci. Si si, lo so. 

Però. Tipo. Praticamente no, se tu li guardi bene, facendo finta che chi li spinge non esista, si muovono in modo particolare, tipico loro. Tutti, uno per volta, entrano da quelle sbarre tondeggianti che si aprono automaticamente, ma solo dopo essersi ritrovati una monetina nel naso. Brucano un po’ vicino alle verdure, poi ripartono al piccolo trotto o con una calma invidiabile, come se chi li spingesse, che sì, lo so che esiste, ma mettiamo che non esista, si fosse fermato a parlare con qualcuno che ne spinge un altro. Tipo, ti immagini se facessero amicizia? Succede raramente eh, ma secondo me nascono di quelle amicizie tra carrelli-gnu incredibili. 

A volte succede anche che il solito gruppetto di carrelli arrivano alla fine del supermercato insieme e si fanno di quelle esperienze! La fila alla gastronomia, sopportano il peso delle confezioni di bottiglie d’acqua, le uova rotte. Purtroppo qualcuno non ce la fa: eh si perché il supermercato è un posto pericoloso, un percorso impervio e non tutti riescono a farcela. Tipo, a quelli che gli si rompe una rotellina. Ah. Quelle posteriori! Quante volte succede! E se ne rimangono lì da una parte, senza più niente dentro e giuro, mi fanno una tale tristezza, un magone! Nessuno che li aiuti, nessuno che con il cacciavite vada lì a dargli un’avvitatina, niente. Andati, quelli in fondo non ci arriveranno mai. 

Quello che invece arriva alle casse per primo, se guardi bene, farebbe delle tali impennate!

Carreeeello Carreeeeello Carrello nel buco del cul, vaffancul, vaffancul!

Così gli cantano gli altri intorno. E mentre viene svuotato lo puoi vedere sorridere, quasi
emozionarsi, perché non sa cosa c’è dopo, ma crede comunque ci sia qualcosa di bello. Ha
contenuto bravo bravo tutti i prodotti che chi spinge ha scelto di comprare; è arrivato alle
casse anche in anticipo rispetto al previsto. Eccolo, sta uscendo! Viene portato fuori dal
supermercato, vicino ad un’automobile! Santo Cielo! Non è mai stato così lontano da casa. Adesso è completamente vuoto, si sente libero, nudo, al fresco di quel parcheggio. Si riparte di nuovo.
“Cosa ci fanno tutti quei carrelli come me impilati da una parte? Ehi ragazzi! A voi come è andata?” urla. Nessuno lo sente, solo io, ma so che non parla eh, lo so, lo so.
“Ragazzi!” urla, con tutto il fiato che nel ferro. Nessuna risposta. Chi lo spinge lo porta proprio lì, da quei carrelli impilati sotto una squallida tettoia di plastica sporca. Prova un ultimo tentativo, ma niente. Sono impilati. Finché, STANG! Anche lui viene impilato, ma è ancora vivo, è ancora sveglio. Poi qualcuno sfila la monetina. Buio.



Ho sempre ammirato i carrelli. Quelli del supermercato: sono così buoni, mansueti. Se li spingi in una direzione sono accomodanti e affabili. I carrelli della spesa sono delle specie di gnu, antilopi, o comunque mammiferi che brucano tra le corsie. Devono accumulare cose ed arrivare in fondo! Lo so che non hanno una vita propria eh, figuriamoci. Si si, lo so.