martedì 26 marzo 2013

Preserviamoci!

L'acquisto dei preservativi incontra notevoli ostacoli: primo su tutti l'imbarazzo. Il farmacista o il cassiere del supermercato diventano i mostri che ci giudicano per la condotta intuibile dal prodotto che stiamo acquistando. In realtà, i suddetti personaggi non diventano mai i mostri che immaginiamo, ma l'imbarazzo si ripropone ogni volta. Le soluzioni possibili sono diverse: innanzitutto i rivenditori automatici, piazzati solitamente in prossimità di una farmacia oppure possiamo trovare il prodotto in questione anche nei box automatici dei tabacchi; anche qui però l'imbarazzo si palesa perchè siamo comunque esposti alla vista dei passanti. 
L'unica soluzione sta nel capovolgere la situazione. Se un farmacista, piuttosto che un cassiere, piuttosto che un passante, commenta in qualsiasi modo o si manifesta ironico o giudicante nei confronti di noi compratori parte la ramanzina epica: 
"Ma lo sa lei quant'è difficile per un ragazzo acquistare dei profilattici? La sua reazione altro non è che un incentivo a non usare il preservativo e quindi non fa altro che aumentare il rischio che la persona che le sta davanti (io) contragga malattie sessualmente trasmissibili e che non possa proteggersi da gravidanze indesiderate. L'unico qui che si deve vergognare è lei!" Dopo di che sventolate la scatola in aria di fronte a tutti i presenti, pagate ed uscite soddisfatti...
Nessuno vi farà mai sentire in imbarazzo, nè mai vi giudicherà, ma l'imbarazzo sarà sempre presente. Fate tesoro di questo consiglio, capovolgete la situazione e trasformate l'imbarazzo in vanto. 


martedì 19 marzo 2013

Mumford and Sons @Roma 16 marzo 2013



Da Babel a The Cave. Nel mezzo tutto quello che ci si può aspettare da un concerto, più un altro po'. I Mumford si confermano i maggiori rappresentanti (almeno per me) del folk, quello sano, quello del sudore, dei campi di grano che biondeggiano, della luce fioca del pub e delle camice di canapa. Mettici poi che era il compleanno di Ted Dwane (contrabbasso) e che poco prima del concerto Winston Marshall (quello al banjo) si esibisce in una partitella a calcetto con il resto dello staff del tour. Mettici le solite lampadine, le stesse del videoclip di Little Lion Man (a proposito: grande perforance su quel pezzo), mettici che quando hai visto salire i fiati sul palchetto, sapevi che sarebbe partita Winter Wind. Tra le tante, veramente emozionanti sono state: White Blank Page, Roll Away Your Stone, I Will Wait e ovviamente The Cave. I Mumford and Sons hanno regalato al pubblico di Roma un concerto casereccio, di quelli che alla fine esci e ti dici "sarebbe bello partire con loro e proseguire il tour". Si perchè ai concerti di Mumford ci vanno i viaggiatori, i poeti, o almeno quelli che ci provano, quelli che sognano l'Inghilterra e le vallate dai colori delle foglie, che siano quelle primaverili rigogliose o che siano quelle cadenti dell'autunno. Ai concerti di Mumford se vedi Winston scatenato che si sbatte col suo banjo non puoi fare a meno di seguirlo, con la testa e con i piedi. Ai concerti dei Mumford, arrivi, ti guardi intorno e noti che le persone ti somigliano. Ai concerti dei Mumford... beh ai concerti dei Mumford andateci, il tour continua in tutta Europa!







martedì 12 marzo 2013

"No Anorexia"_ confronto e pareri sulle campagne pubblicitarie

 L'anoressia è un tema assai delicato e va trattato con attenzione, anche quando si tratta di sensibilizzare verso l'evitamento dei rischi e delle situazioni che possono condurre a questa patologia. Aiutando un'amica per un progetto di tesi, abbiamo realizzato queste interviste nella bella Firenze, chiedendo un confronto tra tre tipologie di spot.
Cosa ne pensate?

Idea e montaggio di Veronica Mencacci
Riprese di Arturo Mugnai



venerdì 8 marzo 2013

8 Marcio

L'otto marzo ci mette d'accordo tutti, uomini e donne, nonostante sia giustamente solo la festa di queste ultime. 
Ultime sì, ma come quando si mette per ultimo il piatto forte della serata o la miglior canzone dell'artista, quella che tutti cantano al concerto ringraziandolo della performance canora. 
Ecco, con l'otto marzo non solo si ringraziano le donne, ma inoltre si chiede loro scusa.
Si chiede scusa non solo a quelle 129 che morirono bruciate in una fabbrica,si chiede loro scusa non solo per l'uso del loro corpo, non solo per i fatti di cronaca che le riguardano, ahimè sempre di moda e mai in diminuzione, si chiede anche scusa perché si chiede scusa solo l'otto marzo.
Il fatto non è iniziare a chiedere loro scusa ogni giorno, il fatto è smettere di avere il pretesto per chiedere loro scusa. 
Il perdono è donna, perché è donna la debolezza e questo è falso, anche se lo prendiamo per vero. 
Il perdono è donna perché tutto ciò che è prevaricante è uomo. 
Se tutto fosse donna e uomo insieme, non ci sarebbe da chiedere scusa solo ad una parte, ma uomini e donne si chiederebbero scusa reciprocamente,o meglio ancora nessuno avrebbe bisogno di chiedere scusa, perché il torto non è uomo e non è donna, il torto è marcio. 
L'otto marzo oggi è donna, gli altri giorni sono uomini, e di questo chiediamo scusa, perché ogni giorno è donna e uomo.
Ognuno festeggi l'otto marzo come meglio ritiene,
l'importante è che domani sia il 9 marzo, uomo e donna, e non il 9 marcio, quello torto, che deve aspettare un altro anno per ridrizzarsi.

Auguri a tutte le donne, perdonateci.  

martedì 5 marzo 2013

Ma poi, perché una tartaruga?


Un essere simpatico, quantomeno curioso. Terrestre o marino, ma non solo d'acqua di mare, anche dolce. Qualcuno dice che campi più di cent'anni e ci sono delle isole che portano il suo nome. Galapagos, Tartaruga. 

Da piccolo ne ho avute tre, una delle quali ha vissuto almeno per sei anni. Nessuna però ha mai avuto un nome, non saprei dire il perché francamente. Erano tutte e tre Trachemys scripta elegans ovvero tartarughe dalle orecchie rosse, note anche per un temperamento piuttosto aggressivo: le mie si attaccavano con la bocca al tappo del mangime e lo stringevano con una forza sorprendente. La tartaruga è stato il mio primo animaletto domestico. Mia madre mi cantava sempre la canzone della tartaruga che prima correva correva, poi cominciò a procedere lenta lenta dopo l'incidente con un muro (ad oggi rimane la mia spiegazione più plausibile della lentezza di questo essere). 

Da sempre quindi la identifico con il mio animale preferito, il mio daimon (per gli amanti del fantasy) e spero un giorno di ammirarne un esemplare in mare aperto. Magari da vicino, visto che è già successo, ma ero sul ponte di una nave enorme e non vale. Sono anche diversi mesi che ho intenzione di tatuarmi una tartaruga stilizzata, ma evidentemente non c'ho mai pensato troppo seriamente. Ho anche scoperto che la tartaruga simboleggia anche cose che adoro: il nord (non il nord italia, il nord nord, quelle freddo, quello scandinavo e affascinante), l'inverno e soprattutto l'acqua. E' perfetta. 

Quindi spesso la disegno, l'ho scelta come simbolo del blog, me la vorrei appunto tatuare, ho decine e decine di collanine estive con appunto una tartaruga e poi... 
E poi, porca di quella puttana, è il simbolo di Casa Pound. Ma come? Perché? Ma non c'entra nulla! 
 Miserabili (direbbe Giannino), ma ormai l'ho fatta mia e da molto tempo; per me ha un significato, per altri ne avrà certamente uno diverso, ma la tartaruga di Arturo è unica ed è unica per Arturo, questo basta. 











domenica 3 marzo 2013

L'altra sporca ultima meta


Sarà pure la classica americanata, il tipico film con Adam Sandler, aggiungi un contorno di ACDC e il football, giust'appunto, americano. Sarà pure tutto questo, ma "L'altra sporca ultima meta"("The longest yard", Segal 2005) è il classico film della domenica pomeriggio che tutta la famiglia si guarda con gusto e per famiglia si può anche intendere il buon vecchio coinquilinaggio e per gusto si può anche intendere la più ovvia, ma godereccia, lotta al potere. Potere violento e razzista nel nostro caso, dei secondini impegnati a giocare contro la squadra dei detenuti capitanata da un ex giocatore di football americano, Adam Sandler appunto. La morale è "vale davvero la pena oltraggiare l'autorità senza tener conto delle conseguenze?". Una gamba rotta guarisce, una sconfitta dei Mean Machine è per sempre. 

Ovviamente i secondini perdono e i galeotti vincono, i tifosi alla fine tengono per i ladri e gli assassini e il capitano della squadra dei "buoni" alla fine fa i complimenti al capitano dei "cattivi". Banale certo, spicciola e poco articolata come storia, ma merita una riflessione: la sfacciataggine e lo scherno che mettono al tappeto il sistema giudiziario. Poi beh, personaggi geniali (nel cast anche il rapper Nelly) e dialoghi tipicamente americanizzati con il fottuto che la fa da padrone. Il tutto si racchiude nella scena finale, dove due giocatori detenuti rovesciano un secchio di Gatorade sul direttore del carcere:
"Una settimana di isolamento!"
"ECCHISENEFREGA"

Guardatevelo!


martedì 12 febbraio 2013

Genio e sregolatezza

"Era un fenomeno, peccato non aveva la testa"
Questo il giudizio sui campioni sportivi che raggiungono buoni, buonissimi risultati accompagnati da una sregolatezza nei comportamenti che sfocia in una vita poco professionale, azioni impulsive (a volte violente) o nel marinare le sessioni di allenamento. Sono quelli che tirano fuori dal cilindro una performance sensazionale facendo la differenza, sia che si tratti di sport individuali che di squadra.
Tra gli esempi più celebri sicuramente il neo acquisto del Milan Mario Balotelli spesso pizzicato dai paparazzi o dalle autorità in comportamenti così così oppure protagonista di scaramucce in campo o in allenamento con compagni, avversari e allenatori.
Sempre in ambito calcistico possiamo citare anche George Best, Edmundo... Insomma atleti che fanno parlare di sé non solo per le prestazioni sportive.
Non solo nel calcio, ma anche negli altri sport conosciamo esempi di genio e sregolatezza: Koby Bryant, Mike Tyson ecc. La lista è lunga.
Viene quindi da chiedersi se con una mentalità diversa quell'atleta sregolato non possa essere ancora più vincente, se possa offrire performance migliori se si allenasse seriamente invece di perdersi in comportamenti sciocchi, a volte deplorevoli.
E' un tema che si associa benissimo al concetto di talento: Ronaldihno si allenava tre volte a settimana quando militava nel Barcellona ed era spesso sulle pagine dei giornali di gossip quando veniva beccato in festini e carnevali vari. Sarebbe stato più forte se si fosse allenato come tutti gli altri?
Il talento è un insieme di caratteristiche fisiche e mentali che ti consentono di raggiungere buonissimi risultati che gli altri raggiungono soltanto aggiungendo duro allenamento e disciplina.
Diciamo quindi: l'atleta perfetto è quello che ha un bagaglio talentuoso molto ricco e che allo stesso tempo "è il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene nelle sessioni di allenamento".
Ma potrebbe anche non essere così. La frase "è un campione, ma non ha la testa" potrebbe essere erronea di fronte al fatto che se quell'atleta non avesse quella testa (definita sregolata) non sarebbe altrettanto forte. Si sfocia quindi nel concetto di indole e personalità. Come se il prezzo da pagare per essere così forti senza fare troppi sforzi come gli altri fossero le conseguenze dei comportamenti sbagliati (a volte non solo sportivamente parlando). Non vuole questa essere una riflessione per giustificare tali comportamenti, assolutamente. E' in realtà un pensiero che inquadra l'atleta sotto un punto di vista più completo.
Reciprocamente parlando quindi, quei campioni non sarebbero stati così forti se non avessero avuto quella testa. Si tratta di una visione alternativa appunto, che integra le performance con la mentalità e non le considera come fattori disgiunti.
Quella personalità che fa eccellere il campione in ambito sportivo è anche la stessa che spesso fa cadere il campione in comportamenti discutibili, dai quali derivano il suo essere messo in discussione.
"Se avesse avuto la testa...". La testa ce l'hanno tutti. Il genio sregolato non sarebbe genio se non fosse sregolato.


venerdì 8 febbraio 2013

Cinque, La Luna e le spine - Marta sui Tubi

Quinto album dell'ormai affermato quintetto, dopo il super tour di "Carne con gli occhi" (più di cento date). L'album del debutto a Sanremo (purtroppo per alcuni, meno male per altri, me per primo).
11 tracce di un lavoro definito dalla voce Giovanni Gulino "ambizioso e sperimentale". C'è persino un brano in inglese ("Vagabond Home") e l'incontro del loro buon vecchio indie-folk-rock con la psichedelica e l'elettronica. Gli immancabili testi senza freno, amati da chi frequenta i club degli scioglilingua.Poi ancora la scabrosità del triangolo amoroso che ricorda tanto le mitologiche di "Cinestetica" o "Muratury" con il brano "Tre" (il mio preferito al primo ascolto). Insomma, i cari vecchi amati e belli da vedere e sentire Marta sui Tubi. 
Loro cantano "Che male c'è a farlo in tre?"
Ah non lo so, però posso rispondere con un'altra domanda:
"Che male c'è a vederli al festival?" 
...aspettando "Dispari" e "Vorrei", tra i fiori di Sanremo ci saranno certamente delle rose... e non c'è rosa senza spine!




Evviva un cavolo

Finalmente una psi-proposta di legge... evviva!
Evviva un cavolo.
Si sente parlare ormai da un po' di tempo della proposta di affiancare uno psicologo al medico di base. Si risparmia sui medicinali per malattie organiche i cui sintomi sono in realtà generati da un disagio strettamente psicologico, si creano (si spera) posti di lavoro per psicologi raminghi (e ce ne sono tanti). Insomma fa bene allo stato, fa bene alla professione, fa bene all'utente... (si spera).


Il problema però è un altro.
Immaginate di trovarvi nel vostro garage, dovete aggiustare un mobile e avete a disposizione molti attrezzi: martello, chiodi, sega ecc ecc. Per associazione ricordate di un amico di un amico che nella stessa situazione aveva utilizzato un attrezzo di cui sapete solo il nome e qualche vaga, vaghissima informazione... il flash back finisce lì.
Non riuscite ad aggiustare il mobile, ma per natale vi regalano quel famoso attrezzo di cui vagamente aveva parlato l'amico dell'amico. Ve lo regalano in una busta di plastica, senza istruzioni, senza disegni, però è approvato dalla comunità europea eh!
Chiedete in giro e ricevete sempre le solite informazioni, vaghe, vaghissime. Lo guardate un po' e lo scetticismo comincia a farsi largo nella vostra testa. "Vuoi vedere che st'affare è pure pericoloso?"
Lo appendete al chiodo e vi arrangiate con i classici strumenti... finirete mai di ristrutturare il vostro mobile? L'attrezzo rimane lì. Inutilizzato. Però è approvato dalla comunità europea eh!

Siamo sicuri che i dottori cui gli psicologi verranno affiancati sono al corrente di cosa fa uno psicologo? Siamo sicuri che è chiara la differenza tra uno psicologo e uno psicoterapueta? E gli utenti le sanno queste cose?

Benvenga la psi-proposta di legge... ma magari un po' di psico-educazione non guastarebbe di certo!

mercoledì 6 febbraio 2013

Parlando per assurdo

Questa è una riflessione mia, studente di psicologia, abbastanza attento alle varie dinamiche che girano intorno al luogo in cui studio. 

Separiamo innanzitutto l'assurdo dal reale. 
Il reale ci dice che un tot di studenti frequentano la facoltà di psicologia di Firenze. Affrontano prima un corso di laurea triennale e poi si iscrivono al corso di laurea magistrale. Dopo la laurea passano un anno in due strutture di tirocinio distinte (6 mesi in una, 6 mesi in un'altra) senza retribuzione. Finito il tirocinio, per diventare psicologo e iscriversi all'albo A è necessario sostenere un esame di stato con 4 prove, tre scritte e un'orale in cui vengono affrontati temi e argomenti diversi a seconda del curriculum scelto durante la formazione accademica sopra descritta (clinica, lavoro, sviluppo o sperimentale). Una volta passato l'esame di stato, per abilitarsi è necessario pagare l'iscrizione all'albo professionale degli psicologi della toscana e si ottiene quindi l'abilitazione. Yuppi. "Sono uno psicologo". 
Fin qui nulla di grave. 
Passiamo adesso alla parte dell'Assurdo (che tanto assurda purtroppo non è). 
Supponiamo per assurdo che finire il percorso di studi non dia la garanzia di essere pronti al mondo del lavoro. Lo supponiamo per moltissimi motivi, il più banale e il meno grave è quello ad esempio relativo al fatto che durante l'esame di stato, in particolare nella prova orale, la commissione può interrogare sul codice deontologico degli psicologi, che però all'università non viene insegnato. 
Sempre per assurdo, supponiamo che io, una volta abilitato alla professione di psicologo, non trovi lavoro (come psicologo) nè in una struttura privata, nè in una struttura pubblica. Supponiamo che io venga assunto (e pagato) non come come psicologo, ma come operatore (?), educatore (?), o addirittura animatore (?). 
Supponiamo che per lavorare come psicologo io debba prima diventare psicoterapeuta; debba quindi iscrivermi ad una scuola di psicoterapia dal costo minimo di 3.000 euro all'anno, della durata di 4 anni (minimo minimo 12.000 euro), perché le aziende e i vari enti preferiscono assumere uno psicoterapeuta, piuttosto che uno psicologo per fare il lavoro di psicologo. 
Ritornando un attimo al dato di realtà, le scuole di psicoterapia sono TUTTE private*, non esiste una scuola di specializzazione pubblica. 
"Per assurdo ipotizziamo" che a capo delle suddette scuole ci possano essere professori che insegnano all'università. Ipotizziamo che di fronte ad una richiesta di poter fare attività pratica degli studenti, questi professori rispondano negativamente, argomentando con scuse che vanno dalla difficoltà gestionale della cosa, agli ostacoli burocratici e amministrativi. 
Parlando per assurdo... non è che ci prendete per il culo?
Parlando per assurdo... non è che la didattica è carente perché così dopo l'esame di stato, uno psicologo necessita ancora di essere formato (nonostante la legge preveda che finito il percorso accademico, uno laureato in psicologia sia in grado di svolgere determinate attività) tanto da doversi iscrivere ad istituti privati capeggiati dagli stessi che erogano una formazione deficitaria?
Parlando per assurdo... Non è assurdo?



*Correzione, esistono alcune scuole di psicoterapia pubbliche.

giovedì 31 gennaio 2013

Ci vuole attenzione per il campione

Ieri sera, dopo cinque mesi dalla drammatica conferenza stampa in cui confessava l'aver fatto uso di sostanze dopanti, Alex Schwazer è stato ospite a "Le invasioni barbariche" di Daria Bignardi.
La sua vita è cambiata, afferma di volersi impegnare nello studio dell'economia, ma tra le righe fa trasparire l'idea che un giorno vorrebbe tornare a marciare da professionista, nonostante, dice lui, il mondo sportivo sarà più resistente ad accettarlo di nuovo.
La Bignardi chiede i motivi che lo hanno spinto a doparsi e suggerisce lei stessa la risposta "per barare". Alex risponde che non era quello il motivo.

Credo che un atleta che abbia già vinto, o che comunque abbia raggiunto l'obiettivo massimo cui aspirava, dopo non si dopi per barare, ma perché, come diceva ieri sera Alex, "non va d'accordo con se stesso".
L'aspettativa tua, di una nazione, e la stampa pronta a prepararti la tua stessa bara, rappresentano uno stress il più delle volte insostenibile, come nel caso del marciatore. Lui non si è dopato per se stesso, ma per gli altri.
Gli altri possono essere il tuo miglior amico, ma anche il tuo peggior nemico, sopratutto quando hai la sensazione che si aspettino il mondo e la luna interi da te.
Questo non vuole essere un pensiero volto a giustificare l'errore di Alex Schwazer. Si tratta piuttosto di uno spunto di riflessione sulla fragilità dei campioni e su quanto possa essere devastante una vittoria o il raggiungimento di un obiettivo.
E' un aspetto che riguarda soprattutto gli sport individuali, ovvero le situazioni in cui le responsabilità di una performance sono solo ed esclusivamente del singolo atleta.
Alex non ne poteva più di marciare, ormai si era avvelenato con la sua stessa passione prima ancora di doparsi, tanto da entrare in depressione subito dopo la vittoria a Pechino.
Chiedetelo ad un nuotatore o ad un ciclista che pratichi l'attività a livello agonistico; chiedetegli quanto sia assorbente e monotono il suo allenamento: ore e ore a fissare una striscia nera sul fondo di una piscina o a fissare una striscia bianca sul manto stradale.
Questi atleti passano un'adolescenza e un'infanzia diversa da tutti gli altri ragazzi o bambini. Direte voi "si ma mica gliel'ho detto io". Vero. Infatti lo fanno per passione. Poi però dopo una grande vittoria, quando sopraggiunge l'aspettativa, ci siamo anche ad avere aspettative e critiche nel caso in cui l'atleta non vinca ancora.
Purtroppo non sempre l'allenamento allena anche la mente. Il corpo lo vedi: robusto, impeccabile e possente.
Ma dentro quel corpo a volte si nascondono campioni gracili e impauriti che purtroppo a volte fanno delle sciocchezze.
"Ci vorrebbe attenzione per il campione" cantava Venditti.
Ce ne vuole, ce ne vuole eccome.

martedì 29 gennaio 2013

Se la Torretta fosse Hogwarts

Un posto incantato (più o meno). Sicuramente surreale.
Come Hogwarts.
Quattro casate e quattro indirizzi ed ecco che Clinica è Grifondoro, Lavoro Serpeverde, Sperimentale Corvonero e Sviluppo Tassorosso.
La psicologia è sempre stata accostata alla magia da vari stereotipi e pregiudizi.
E chi non ha mai pensato che Dolores Umbridge sia identica alla Stefanile o che Malocchio abbia qualche tratto in comune con il buon professor Marocci. Certo, si fa un po' di fatica ad accostare Albus Silente al prof. Smorti, ma è anche un bene, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi. Troppe coincidenze, troppe somiglianze.
Gli scalmanati che giocano a pallone nel cortile altro non sono che l'analogia con i giocatori di Quidditch nell'opera della Rowling.
E ancora, Cho Chang rappresenta ovviamente gli studenti del progetto Marco Polo, la povera Sabrina altri non è che Gazza e giust'appunto, c'è pure il gatto!
Bisogna adesso capire chi possa essere Lord Voldemort, quindi chi rappresenta la parte cattiva della nostra Torregwarts. Analizzando il personaggio della Rowling notiamo come il suo obiettivo fisso sia quello di uccidere Harry, che volendo possiamo identificare con un qualunque studente di psicologia. Il nostro Voldemort è dunque quella cosa o quella persona che vuole "ucciderci" professionalmente, non farci diventare dei bravi maghetti strizzacervelli.
Mmm. Lo scenario si fa inquietante e pericoloso. Voldemort è stato anch'esso studente, ma adesso è una minaccia che viene da fuori. Si intromette con i Mangiamorte negli affari della facoltà e il Ministero-Ordine degli psicologi sta a guardare. Mmmm.
Ma allora, se ognuno di noi è Harry Potter o uno dei suoi compari, se il Ministero è l'Ordine, Voldemort rappresenta quella cosa che non ci fa uscire dal castello di Campo di Marte ben preparati e pronti al mondo del lavoro, tanto che dobbiamo iscriverci a scuole di... Ops...
Voldemort sono le...
Per la barba di Merlino!

giovedì 24 gennaio 2013

Per chi voteranno gli psicologi?

Per la serie "cosa sarebbe successo se..."
Nel blog trovate altri post sulla psicologia, ma non solo...

L'isola di Arturo su Facebook

















domenica 20 gennaio 2013

Le 10 frasi che fanno arrabbiare uno studente di psicologia

E' certamente una scienza nuova (come molti dicono), e una disciplina che non contiene verità assolute, ma qualcosa di sicuro c'è nel panorama riguardante la Psicologia: la frustrazione degli studenti che vi si affacciano. Questa problematica non riguarda solo la formazione, ma anche la professione Psi.
Infatti, la quasi totale mancanza di una Psico-educazione (e non di una Psicologia dell'educazione) ha portato l'utente, o comunque un qualunque non addetto ai lavori a sviluppare una percezione distorta di questa disgraziata disciplina e del mestiere dei professionisti che la rappresentano nel mondo del lavoro.
La frustrazione degli studenti prima citata è forse il male minore e si riferisce alle domande e alle affermazioni che a questi vengono rivolte; ecco le 10 più rappresentative:

1- Ah, fai psicologia? Se ti racconto un sogno me lo analizzi?
2- Bravo, così quando ti laurei psicoanalizzi tutta la famiglia che ce n'è bisogno.
3- Se fai psicologia dimmi a cosa sto pensando!
4- La psicologia non serve a nulla, meglio la psichiatria.
5- Io una volta sono andato da uno psicologo e non mi ha aiutato per niente.
6- Studi psicologia? Senti, se ti racconto la mia vita, mi dici cosa devo fare con la mia ragazza?
7- Quindi tu pensi che se sto male ora è colpa dei miei genitori?
8- Mmm allora capisci se dico una bugia!
9- Mi dicono tutti che psicologia è facile.
10- Anch'io sono un po' psicologo...

Domande e affermazioni di fronte alle quali molti cercano persino di rispondere sbiascicando qualche teoria campata per aria.
Abbiamo detto che è certamente il problema minore, ma resta comunque un fatto eloquente della mancata educazione alla disciplina e alla professione Psi che si traduce in un mancato ricorso all'utilizzo di questo servizio da parte della potenziale utenza. Ecco quindi che gli psicologi vanno a fare gli educatori, i segretari e purtroppo a volte anche i ciarlatani e gli stregoni.

Recentemente è balzata fuori l'idea di affiancare al medico di base lo psicologo di base... bello, bene, benissimo... ma siamo sicuri che sia veramente utile finché l'utenza non conosce le modalità e le distinzioni tra le varie professioni Psi?

Se si scuciono le scarpe si va dal calzolaio.
Se si rompe la caldaia si chiama l'idraulico.
Se viene la febbre si va dal dottore.
...e dallo psicologo quand'è che ci si va?
Tranquillo che finché non sai cosa faccia uno psicologo, dallo psicologo non ci vai...
L'impressione è che la psicologia sia come una grande costruzione: da piccola baracca è diventata una bella villa con piscina, ma nel farlo ha dimenticato di aprire le finestre.